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Ribellarsi al tempo. Benjamin e il gioco d'azzardo

Si possono vincere sostanziose somme di denaro, anche in alcuni noti programmi televisivi. È risaputo. Ed è risaputo che si possono vincere senza alcun merito, ammesso che il merito si sappia bene cosa sia, né competenza se non la fortuna, che non è un merito o una competenza, ma un caso. Un banalissimo caso.  Walter Benjamin sosteneva che il giocare d'azzardo, cioè tentare la sorte all'unico scopo di aggiudicarsi somme di denaro, si modella sul sempre-uguale, sulla ripetizione, come l'operaio-automa di fronte alla macchina.  La critica alla modernità capitalistica di Benjamin trova espressione letteraria nell’opera del maggior poeta della «Parigi capitale del secolo XIX», ossia Charles Baudelaire (1821-1867).  Benjamin sceglie il vate francese non tanto o non solo per la sua estetica decadente, quanto perché nei suoi testi — soprattutto nei poemetti in prosa, Le spleen de Paris —ravvisa unicità di sguardo nei confronti di chi viveva ai margini della società....
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Le conferenze e i dibattiti nel vecchio diario

In questi nostri anni incerti si discute, discutono, gli altri, gruppi e politica di cui non faccio parte, se educare i giovani a una sana affettività portando l'argomento nelle scuole. Non devo parlare di questo, c'è chi lo fa già, più o meno con cognizione di causa, e soprattutto sui social. Ci sarebbe anche da discutere sull'utilità di alcune tipologie di dibattiti social, diciamo così, urlati. Da tener conto della base democratica di ciascuno di questi: una sfida proveniente dal basso, un'ambizione generale e generalista.  A proposito però, da qualche recesso della mia mente è venuta oggi un'annotazione dell'ormai vecchio e solito, solito perché non penso ad altro, vecchio perché di tempi diversi, diario adolescenziale. Domenica, 10/05/1987 Caro Diario, scusa se ieri non ti ho scritto, ma non ho in fatto in tempo. Ero stanca morta e sono andata direttamente a letto e stamattina dovevo partecipare al convegno sull'affettività, cioè sull'amore e sul se...

Il manifesto di Duchamp contro il conformismo

  (Ripropongo questo articolo pubblicato su Gli Stati Generali ).  Prima o poi capita a tutti di trovarsi in un importante museo o galleria di qualche città e farsi largo tra la folla per riuscire a vedere un'opera famosa, mentre le altre che gli stanno intorno, se si fa caso, vengono ignorate dai più.  Marcel Duchamp (Blainville-Crevon, 1887 – Neuilly-sur-Seine, 1968) pittore e scultore francese naturalizzato americano, è considerato dalla critica uno degli artisti più influenti del XX secolo. Precursore dell’arte concettuale, faceva utilizzo di oggetti di uso comune scelti con cura – una fontana, una ruota di bicicletta, tra i più noti – che venivano decontestualizzati dandogli un’altra dimensione estetica, detti ready made, “oggetti già fatti”. A volte i ready made consistevano in reinterpretazioni di grandi capolavori del passato. Quella che fece nel 1919 della Gioconda di Leonardo da Vinci rientra fra i suoi lavori più celebri. Vi applicò dei baffi sul labbro superio...

Una mostra su Munch all'Hamburger Kunsthalle

Ho visto una straordinaria collezione di dipinti, disegni e fotografie di Edvard Munch, e non a Oslo, sua città di origine, bensì in Germania, ad Amburgo esattamente, e più esattamente ancora all'Hamburger Kunsthalle, dov'è esposto un quadro molto famoso:  Il viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich.  Gli scambi fra musei sono sempre affascinanti e imprevedibili. Gli inverni della vita erano le tematiche “necessarie” – necessarie per vivere, aggiungo – dell'artista norvegese. La solitudine, l'angoscia e la morte, infatti, sono rappresentate in ogni circostanza e anche nell'auto rappresentarsi c'è un senso di silenzio e smarrimento.  Qui sotto, e in quello sopra, una mia selezione di scatti che rendono il concetto. Non metto descrizioni o altre spiegazioni. Come diceva Moravia: un quadro bisogna guardarlo. Alcune fra queste opere sono comunque note al grande pubblico, altre, invece, meno: ...

Il cielo a Bruxelles

Su queste due foto che ho scattato nella piazza principale della capitale d'Europa, ma poteva essere una qualsiasi piazza di una qualsiasi città del mondo, e qualsiasi città del mondo è solitamente gremita di turisti, come difatti era Bruxelles in una giornata ventosa dal cielo plumbeo (nulla ferma i turisti) scriverò la seguente didascalia:  dopotutto la vita è prendere la mira per afferrare bolle di sapone.

Cesare Casella nel mio vecchio diario

Sul  Corriere della Sera on-line è stata pubblicata oggi un'intervista a Cesare Casella, rapito a Pavia il 18 gennaio 1988 e poi trasferito in Aspromonte, e al solito mi è venuta in mente una pagina del mio diario giovanile: Martedì 30 gennaio 1990 «Caro diario, oggi hanno rilasciato Cesare Casella. Ha un viso simpatico ed è poco più grande di me. Siamo tutti contenti. Se n'è parlato molto e mamma seguiva alla tv la mamma di Cesare che si era incatenata per chiedere la liberazione del figlio. Mio padre dice che i sequestri di persona sono una brutta piaga, la più brutta di tutte secondo lui, non solo per la Calabria ma anche per la Sardegna. Quando ero alle elementari lo disse un giorno anche la maestra ma in un modo che mi è rimasto impresso. Ci aveva dato un compito: portare in classe alcuni oggetti della nostra regione. Una metà di noi era emigrata dal Sud d'Italia, io l'unica sarda. Portai un vaso rivestito di sughero, un piatto sempre di sughero e una campanella in...
Alla moda ho sempre preferito i libri, se anche sono mai stata io alla moda. Forse se fossi stata intrinsecamente alla moda – ammesso che sappia cosa significhi essere intrinsecamente alla moda – avrei pensato e agito al contrario. Ma non è detto, nulla è detto. Quindi non lo dirò.  Sabato 8 agosto 1987 scrivevo: «Caro diario, oggi, cosa importante, ho comprato il libro che desideravo nella stessa libreria dove ho preso Scusa i mancati giorni di Daniele Leandri:  Il nome della Rosa  di Umberto Eco ,  8000 lire. Poco prima mamma mi aveva comprato i jeans Uniform. Ma ero più felice dopo aver comprato il libro che dopo aver comprato i jeans. Sì, ero proprio felice».

Le persone abbronzate sono disinvolte, spavalde persino, cosa che non sono mai stata, se non quando lo ero e le poche volte che ho avuto un'abbronzatura che si possa definire tale. Infatti, ripenso al vecchio diario.  Venerdì, 29 luglio 1988: «Quando sono abbronzata non so spiegarmelo, ho una camminata diversa, un atteggiamento diverso, mi sento più sicura di me. Ma non sono sicura di esserlo davvero».

I sogni, la realtà e il diario

Questo vecchio ritaglio è ben attaccato con la colla e prende due pagine del mio diario giovanile: 25 settembre 1988. L'articolo è di Panorama,  firmato da Marilena Bussoletti ed è il racconto delle donne che in polizia fanno le scorte a politici o diplomatici. Duecentocinquanta in tutta Italia, all'epoca; si parla anche delle caratteristiche che le rendono adatte a questo tipo di mestiere.  Ho avuto diversi sogni, perlopiù non realizzati. Dunque, il mio interesse per l'argomento non si limitava alla notizia. Erano perlopiù sogni trasferiti sulle pagine. Ma sempre di sogni si trattava. Forse solo il mio diario è reale . 

Le fiere e le folle

I luoghi iper affollati, all'aperto o al chiuso, mi fanno venire il mal di testa e li evito il più possibile. Il Salone del libro o simili non sono da meno e come in tutte le fiere conta l'esposizione, i numeri, le presenze, fare business, creare contatti, eccetera. Osservando anche l'atteggiamento, le frasi e le foto di alcuni scrittori o scrittrici solerti nel postare sui social la loro partecipazione al recente Salone del libro di Torino come fosse una performance – e scrivere ai giorni nostri sembra diventata ormai una performance – sono addirittura lieta di soffrire di capogiri in determinate circostanze e di non aver nulla da presentare o proporre. Facciano pure, beninteso, anzi per fortuna taluni ci sono, altrimenti non esisterebbe un intero settore economico, pensavo oggi mentre al mercato tastavo i pomodori, di cui vado ghiotta. L'importante è che non lo faccia io e nemmeno se un giorno dovessi pubblicare. E non credo vista l'abbondanza di romanzi in circol...

Inseguire i sogni

Forse è del 1990. Un reportage della rivista Anna.  La firma è di Daniela Santini che intervista una ventenne che per inseguire il sogno di fare l'attrice parte da Pietrasanta, in Toscana, verso Milano, per sostenere un provino, che poi supera, all'Accademia dei Filodrammatici. Se fossi riuscita a entrare in una scuola di quel tipo, non dico che avrei dormito sotto i ponti, ma avrei fatto qualsiasi cosa per mantenermi. Dice Tiziana, questo il suo nome: «Papà mi ha dato 600 mila lire al mese. E un avvertimento: devi farcela». Ieri come oggi certo, e con la vita attuale ce l'avrebbe fatta con il corrispettivo in euro? Ammesso sempre che un padre li dia o li possa dare.  Tiziana, non so dove sei né se hai realizzato il tuo sogno: in ogni caso qui, ora e dopo 36 anni (!) ti penso e scrivo di te.  In fondo anch'io ne ho realizzato uno, che neanche immaginavo all'epoca: pubblicare on-line i suddetti ritagli conservati tra le pagine di un mio diario. 

Ieri come oggi nel mio diario

Non ricordavo di aver letto in passato il settimanale Europeo, eppure attaccai su un quadernone questo ritaglio del febbraio 1991. Firma di Franco Pisano, a proposito della guerra del Golfo e l'invasione del Kuwait da parte del l'Iraq, e degli USA che accusano il Vaticano di essere troppo filoarabo.  Credo ci sia lo zampino, in questo caso, di un insegnante. Dunque, sono molto grata se ci ha fatto fare questo lavoro, e io di non essermi sbarazzata del quaderno. La storia non cambia, ieri come oggi nel 2026. E noi, cambiamo? 
Ecco dove vorrei andare: alla Biennale di Venezia, ho pensato leggendo dell'inaugurazione della celebre mostra. È da tanto tempo che non vado neppure a Venezia a prescindere dal prestigioso evento. Sentendo qua e là sull'assalto dei turisti non mi sono mai decisa a organizzare un viaggetto e io detesto le folle. Va detto che ormai c'è folla dappertutto, ma è altrettanto vero che alcuni posti sono più affollati di altri. Mi è successo per esempio di scegliere accuratamente delle località per la classica gita fuori porta di Pasquetta e non averci trovato quasi nessuno (il quasi è d'obbligo, soprattutto se si parla di Pasquetta). Ritornando a Venezia, l'ho visitata tre volte e tutte e tre le volte quando vivevo in Piemonte. Sono capitati due fatti di quelli che ti rimangono impressi perché si è bambini e più si è bambini e meno li dimentichi, gravi o non gravi, sciocchezze o meno. Altri però li ho dimenticati. La mente è un qualcosa di davvero misterioso. Anche i sogni...

La felicità in un polmone d'acciaio

Rosanna Benzi, nota alle cronache perché viveva dentro un polmone d'acciaio a causa della poliomielite, era nata nel 1948, quindi avrebbe oggi 78 anni. Avrebbe, perché è morta il 4 febbraio 1991. Non so perché ho conservato questo ritaglio della Nuova Sardegna ; con tutta probabilità mi aveva colpito quella vita al limite dell'incredibile, per la resistenza sovrumana. Ora va di moda il termine  resilienza . Incarnazione massima, lei, dell'assunto per cui il destino va accettato.  Sotto c'è un editoriale di Edoardo Sanguineti, poeta, scrittore e critico di Genova (città dove la donna è rimasta ricoverata per 28 anni) sul “vizio di vivere”, così lo definisce, di Rosanna Benzi, e da me sottolineato allora: in sostanza parla di un qualcosa di appreso più che avuto per indole.  “Un mito rarissimo, ma fortunatamente contagioso”, conclude l'estensore. Resta da capire se il contagio è davvero avvenuto vista la mediocrità in circolazione.  Comunque sia, preferisc...

Leggo tra le pagine dei miei diari adolescenziali – semplici quaderni di scuola dalle copertine vivaci dove in alcuni aggiungevo sopra a penna la parola “diario”, a scanso di equivoci – e noto cancellazioni e riscritture di intere frasi o correzioni anche solo di banali errori ortografici e/o grammaticali. Questo mi ha indotta a pensare, a pormi domande. Perché se è vero, com'è vero, che non avevo la benché minima intenzione di far leggere le suddette pagine a chicchessia e difatti non le ha mai lette nessuno, perché diamine prendermi la briga di migliorare il testo? Forse aveva ragione chi sosteneva che la scrittura solo per sé non esiste. O lo sto affermando io adesso perché mi fa comodo pensarlo. Forse, dico ora, c'era la segreta e oscura speranza che almeno una persona al mondo mi capisse. Che almeno una persona al mondo si accorgesse di me. O che leggendo trovasse qualcosa di decente, e pure su questo ci sarebbe molto da dire. Decente per chi? E perché? Solo per me? E perc...

La spiritualità nelle tele di Rothko

La contemplazione, la spiritualità, il misticismo senza essere mistici. Mark Rothko, americano di origini lettoni e la sua arte. Egli sembra dirci, con le sue vaste tele, che si può accogliere l'immensità nel caos. Elevarsi al cielo, in  quanto l'assoluto non è lontano dall'esistenza, ma vi si trova dentro, in modo da apprezzare ciò che abbiamo (e perché no, anche ciò che non abbiamo). È nel rumore di fondo che possiamo fare la differenza. È dal disordine di parole che riusciamo ad ascoltare i silenzi , mantenendo saldi i nostri principi e vivere la vita degnamente, per quanto ci è possibile.  Colore, luce e anima sono  i fili portanti della suo immaginario visivo; fili che ci legano l'un l'altro alla ricerca dell'essenzialità delle cose. Non amava le classificazioni, i gruppi di appartenenza, Rothko, e ha creato infatti un percorso da autodidatta.  Non viviamo di certo nell'epoca della sobrietà, ce ne rendiamo conto ogni giorno anche solo scorr...

Come nascono i diritti civili e delle donne

  La “questione femminile” emerse in Europa durante il XVII e il XVIII secolo soprattutto sul tema dell’educazione, sebbene i diritti delle donne non fossero stati al centro di un’intensa discussione negli anni antecedenti le Rivoluzioni americana e francese. Diversamente da quanto avvenne per i protestanti, gli ebrei o persino gli schiavi, la condizione delle donne, infatti, non era stata argomento di approfondimento nelle discussioni pubbliche. I diritti per le donne figuravano a un livello inferiore della scala della “concepibilità” rispetto a quelli di altri gruppi. Questo disinteresse può essere dovuto al fatto che le donne non erano nemmeno considerate una minoranza, meno che mai perseguitata. Nonostante queste distinzioni fra categorie, i tempi si fecero maturi per tentare di superarle. Infatti nel 1791, ad opera della francese  Olympe de Gouges  (1748-1793) pseudonimo di Marie Gouze e nell'anno successivo ad opera dell’inglese  Mary Wollstonecraft  ...

La critica di Ennio Flaiano per riflettere su noi stessi e sul mondo: “Chiuso per noia”

Il cinema, un fenomeno culturale analizzato con lucida e beffarda ironia da Ennio Flaiano  in un prezioso volumetto: Chiuso per noia , a cura di Anna Longoni (Adelphi, 2025). Vi troviamo una nutrita selezione  di recensioni da lui pubblicate su giornali e riviste nel periodo compreso fra il 1939 e il 1970.   Scrittore, giornalista, umorista pescarese, nato nel 1910 e morto a Roma nel 1972, Flaiano è stato il primo vincitore del premio Strega con  Tempo di uccidere.  Scrisse a lungo di cinema prima di lavorare come sceneggiatore, tra cui spicca la collaborazione con Fellini per  La dolce vita e 8½ La “noia” è molto più di un titolo: non è riferita solo a un giudizio come conseguenza della visione di un film, bensì uno stato d'animo, sia suo che del pubblico al quale si mette idealmente a fianco. Nelle sue parole non c'è “io”, quanto un “noi” e nemmeno accenni di superiorità. Dice infatti: “il pubblico non esiste, o meglio, siamo noi. Tutti credon...

Il lavoro, fondamento della società?

Nella nostra cultura il lavoro è portatore di identità: ovvero, siamo la nostra stessa professione. Non solo spesso ci identifichiamo, ma veniamo identificati dagli altri. Non diciamo, per esempio, “faccio l'operaio” ma “sono operaio” o “sono insegnante”, e così via. Con il “ruolo” veniamo riconosciuti e accettati, anche sui social. I rider, pensavo, prototipi dei lavoratori-schiavi del terzo millennio: “Sono un rider”, dirà un rider, e se il lavoro non ce lo hai per niente, soprattutto se vivi in zone dove il tasso di disoccupazione è basso e dunque c'è benessere presunto, qualcosa di strano in te c'è, e vieni visto con diffidenza. Non hai perso semplicemente il lavoro, ma sei , verbo essere, “semplicemente” un disoccupato. Come se fosse semplice fare il disoccupato.  La Costituzione italiana inizia così: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Più di così.                          ...

Come prendiamo le nostre decisioni? Sulla serie tv Pluribus

Pluribus,  ovvero “uno tra i molti”, è il titolo in latino di una serie tv  diretta da Vince Gilligan, lo stesso regista di  Breaking Bad, uscita a novembre nella piattaforma Apple.  Si tratta di una storia post-apocalittica, distopica, con protagonista una scorbutica autrice di romanzi, Carol (interpretata da Rhea Seehorn) che mal sopporta il proprio pubblico. Un giorno – siamo ad  Albuquerque,  New Mexico – si ritrova l'unica, oltre a dodici persone sparse nel pianeta, a non aver contratto un misterioso virus fuoriuscito da un laboratorio. Numerosi gli abitanti che muoiono, tra cui la sua compagna con la quale divideva vita e lavoro. Chi si salva agisce governato da una mente globale che li trasforma in individui servizievoli e felici. Più automi che esseri umani. Carol è terrorizzata, e soprattutto reagisce, non accetta il nuovo stato di cose e tenta di salvare il mondo dall'armonia.  Una narrazione strabordante per metterci di fronte a noi stessi c...