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Ecco dove vorrei andare: alla Biennale di Venezia, ho pensato leggendo dell'inaugurazione della celebre mostra. È da tanto tempo che non vado neppure a Venezia a prescindere dal prestigioso evento. Sentendo qua e là sull'assalto dei turisti non mi sono mai decisa a organizzare un viaggetto e io detesto le folle. Va detto che ormai c'è folla dappertutto, ma è altrettanto vero che alcuni posti sono più affollati di altri. Mi è successo per esempio di scegliere accuratamente delle località per la classica gita fuori porta di Pasquetta e non averci trovato quasi nessuno (il quasi è d'obbligo, soprattutto se si parla di Pasquetta). Ritornando a Venezia, l'ho visitata tre volte e tutte e tre le volte quando vivevo in Piemonte. Sono capitati due fatti di quelli che ti rimangono impressi perché si è bambini e più si è bambini e meno li dimentichi, gravi o non gravi, sciocchezze o meno. Altri però li ho dimenticati. La mente è un qualcosa di davvero misterioso. Anche i sogni sono qualcosa di misterioso. Di più: per me sono la cosa più misteriosa della vita, insieme alla morte. 
Comunque sia, il primo è che mi sono sentita male a bordo del vaporetto; o meglio, ho appena fatto in tempo a scendere e ho vomitato sul marciapiede con la gente che ti assolve con i loro sguardi soltanto perché sei piccolo. Ancora non sapevo che avrei sofferto tutta la vita di un terribile mal di mare; senza l'apposita medicina non posso salire su una barca nemmeno adesso e a prescindere che le onde siano alte o basse. Il minimo movimento è sufficiente e, se non bastasse, vale per ogni maledetto movimento su qualsiasi mezzo di trasporto. Una sorta di condanna che non mi ha impedito di viaggiare lo stesso e che a maggior ragione mi ha permesso di viaggiare lo stesso. Si sbagliavano coloro che mi dicevano che viaggiare non era per me e non lo sarebbe mai stato. Dunque, non è stata una condanna senz'appello. L'altro fatto è una scenetta tra il comico e l'imbarazzante fra i miei genitori: io e mia madre ci siamo spostate, mi pare per cercare un bagno, e mio padre è rimasto seduto sulla scalinata della stazione ferroviaria, stiamo per lasciare il capoluogo veneto o siamo arrivati, non so, non saprei dirlo con certezza. Ritornando, vediamo una tipa vicino a lui. Mamma affretta il passo, ma la sconosciuta nel frattempo se ne va. Arriviamo e tutta impettita gli chiede: cosa voleva quella?
E papà: niente, voleva solo una sigaretta.

Io non fumo e preparo la moka. 












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