Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta Diario giovanile

Le conferenze, i dibattiti e Albert Camus

In questi nostri anni incerti si discute, discutono, gli altri, gruppi e politica di cui non faccio parte, se educare i giovani a una sana affettività portando l'argomento nelle scuole. Non devo parlare di questo, c'è chi lo fa già, più o meno con cognizione di causa, e soprattutto sui social. Ci sarebbe anche da discutere sull'utilità di alcune tipologie di dibattiti social, diciamo così, urlati. Da tener conto della base democratica di ciascuno di questi: una sfida proveniente dal basso, un'ambizione generale seppur generalista.  A proposito però, da qualche recesso della mia mente è venuta oggi un'annotazione dell'ormai vecchio e solito, solito perché non penso ad altro, vecchio perché di tempi diversi, diario adolescenziale. Domenica, 10/05/1987 Caro Diario, scusa se ieri non ti ho scritto, ma non ho in fatto in tempo. Ero stanca morta e sono andata direttamente a letto e stamattina dovevo partecipare al convegno sull'affettività, cioè sull'amore e s...

Cesare Casella nel mio vecchio diario

Sul  Corriere della Sera on-line è stata pubblicata oggi un'intervista a Cesare Casella, rapito a Pavia il 18 gennaio 1988 e poi trasferito in Aspromonte, e al solito mi è venuta in mente una pagina del mio diario giovanile: Martedì 30 gennaio 1990 «Caro diario, oggi hanno rilasciato Cesare Casella. Ha un viso simpatico ed è poco più grande di me. Siamo tutti contenti. Se n'è parlato molto e mamma seguiva alla tv la mamma di Cesare che si era incatenata per chiedere la liberazione del figlio. Mio padre dice che i sequestri di persona sono una brutta piaga, la più brutta di tutte secondo lui, non solo per la Calabria ma anche per la Sardegna. Quando ero alle elementari lo disse un giorno anche la maestra ma in un modo che mi è rimasto impresso. Ci aveva dato un compito: portare in classe alcuni oggetti della nostra regione. Una metà di noi era emigrata dal Sud d'Italia, io l'unica sarda. Portai un vaso rivestito di sughero, un piatto sempre di sughero e una campanella in...
Alla moda ho sempre preferito i libri, se anche sono mai stata io alla moda. Forse se fossi stata intrinsecamente alla moda – ammesso che sappia cosa significhi essere intrinsecamente alla moda – avrei pensato e agito al contrario. Ma non è detto, nulla è detto. Quindi non lo dirò.  Sabato 8 agosto 1987 scrivevo: «Caro diario, oggi, cosa importante, ho comprato il libro che desideravo nella stessa libreria dove ho preso Scusa i mancati giorni di Daniele Leandri:  Il nome della Rosa  di Umberto Eco ,  8000 lire. Poco prima mamma mi aveva comprato i jeans Uniform. Ma ero più felice dopo aver comprato il libro che dopo aver comprato i jeans. Sì, ero proprio felice».

Le persone abbronzate sono disinvolte, spavalde persino, cosa che non sono mai stata, se non quando lo ero e le poche volte che ho avuto un'abbronzatura che si possa definire tale. Infatti, ripenso al vecchio diario.  Venerdì, 29 luglio 1988: «Quando sono abbronzata non so spiegarmelo, ho una camminata diversa, un atteggiamento diverso, mi sento più sicura di me. Ma non sono sicura di esserlo davvero».

Scorte di polizia nel 1988 e le donne

Questo vecchio ritaglio è ben attaccato con la colla e prende due pagine del mio diario giovanile: 25 settembre 1988. L'articolo è di Panorama,  firmato da Marilena Bussoletti ed è il racconto delle donne che in polizia fanno le scorte a politici o diplomatici. Duecentocinquanta in tutta Italia, all'epoca; si parla anche delle caratteristiche che le rendono adatte a questo tipo di mestiere.  Ho avuto diversi sogni, perlopiù non realizzati. Dunque, il mio interesse per l'argomento non si limitava alla notizia. Erano perlopiù sogni trasferiti sulle pagine. Ma sempre di sogni si trattava. Forse solo il mio diario è reale . 

Inseguire i sogni

Forse è del 1990. Un reportage della rivista Anna.  La firma è di Daniela Santini che intervista una ventenne che per inseguire il sogno di fare l'attrice parte da Pietrasanta, in Toscana, verso Milano, per sostenere un provino, che poi supera, all'Accademia dei Filodrammatici. Se fossi riuscita a entrare in una scuola di quel tipo, non dico che avrei dormito sotto i ponti, ma avrei fatto qualsiasi cosa per mantenermi. Dice Tiziana, questo il suo nome: «Papà mi ha dato 600 mila lire al mese. E un avvertimento: devi farcela». Ieri come oggi certo, e con la vita attuale ce l'avrebbe fatta con il corrispettivo in euro? Ammesso sempre che un padre li dia o li possa dare.  Tiziana, non so dove sei né se hai realizzato il tuo sogno: in ogni caso qui, ora e dopo 36 anni (!) ti penso e scrivo di te.  In fondo anch'io ne ho realizzato uno, che neanche immaginavo all'epoca: pubblicare on-line i suddetti ritagli conservati tra le pagine di un mio diario. 
Ecco dove vorrei andare: alla Biennale di Venezia, ho pensato leggendo dell'inaugurazione della celebre mostra. È da tanto tempo che non vado neppure a Venezia a prescindere dal prestigioso evento. Sentendo qua e là sull'assalto dei turisti non mi sono mai decisa a organizzare un viaggetto e io detesto le folle. Va detto che ormai c'è folla dappertutto, ma è altrettanto vero che alcuni posti sono più affollati di altri. Mi è successo per esempio di scegliere accuratamente delle località per la classica gita fuori porta di Pasquetta e non averci trovato quasi nessuno (il quasi è d'obbligo, soprattutto se si parla di Pasquetta). Ritornando a Venezia, l'ho visitata tre volte e tutte e tre le volte quando vivevo in Piemonte. Sono capitati due fatti di quelli che ti rimangono impressi perché si è bambini e più si è bambini e meno li dimentichi, gravi o non gravi, sciocchezze o meno. Altri però li ho dimenticati. La mente è un qualcosa di davvero misterioso. Anche i sogni...

La felicità in un polmone d'acciaio

Rosanna Benzi, nota alle cronache perché viveva dentro un polmone d'acciaio a causa della poliomielite, era nata nel 1948, quindi avrebbe oggi 78 anni. Avrebbe, perché è morta il 4 febbraio 1991. Non so perché ho conservato questo ritaglio della Nuova Sardegna ; con tutta probabilità mi aveva colpito quella vita al limite dell'incredibile, per la resistenza sovrumana. Ora va di moda il termine  resilienza . Incarnazione massima, lei, dell'assunto per cui il destino va accettato.  Sotto c'è un editoriale di Edoardo Sanguineti, poeta, scrittore e critico di Genova (città dove la donna è rimasta ricoverata per 28 anni) sul “vizio di vivere”, così lo definisce, di Rosanna Benzi, e da me sottolineato allora: in sostanza parla di un qualcosa di appreso più che avuto per indole.  “Un mito rarissimo, ma fortunatamente contagioso”, conclude l'estensore. Resta da capire se il contagio è davvero avvenuto vista la mediocrità in circolazione.  Comunque sia, preferisc...

Leggo tra le pagine dei miei diari adolescenziali – semplici quaderni di scuola dalle copertine vivaci dove in alcuni aggiungevo sopra a penna la parola “diario”, a scanso di equivoci – e noto cancellazioni e riscritture di intere frasi o correzioni anche solo di banali errori ortografici e/o grammaticali. Questo mi ha indotta a pensare, a pormi domande. Perché se è vero, com'è vero, che non avevo la benché minima intenzione di far leggere le suddette pagine a chicchessia e difatti non le ha mai lette nessuno, perché diamine prendermi la briga di migliorare il testo? Forse aveva ragione chi sosteneva che la scrittura solo per sé non esiste. O lo sto affermando io adesso perché mi fa comodo pensarlo. Forse, dico ora, c'era la segreta e oscura speranza che almeno una persona al mondo mi capisse. Che almeno una persona al mondo si accorgesse di me. O che leggendo trovasse qualcosa di decente, e pure su questo ci sarebbe molto da dire. Decente per chi? E perché? Solo per me? E perc...