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Visualizzazione dei post con l'etichetta Visioni

Come prendiamo le nostre decisioni? Sulla serie tv Pluribus

Pluribus,  ovvero “uno tra i molti”, è il titolo in latino di una serie tv  diretta da Vince Gilligan, lo stesso regista di  Breaking Bad, uscita a novembre nella piattaforma Apple.  Si tratta di una storia post-apocalittica, distopica, con protagonista una scorbutica autrice di romanzi, Carol (interpretata da Rhea Seehorn) che mal sopporta il proprio pubblico. Un giorno – siamo ad  Albuquerque,  New Mexico – si ritrova l'unica, oltre a dodici persone sparse nel pianeta, a non aver contratto un misterioso virus fuoriuscito da un laboratorio. Numerosi gli abitanti che muoiono, tra cui la sua compagna con la quale divideva vita e lavoro. Chi si salva agisce governato da una mente globale che li trasforma in individui servizievoli e felici. Più automi che esseri umani. Carol è terrorizzata, e soprattutto reagisce, non accetta il nuovo stato di cose e tenta di salvare il mondo dall'armonia.  Una narrazione strabordante per metterci di fronte a noi stessi c...

Sopravvivere alla retorica (natalizia)

La retorica natalizia, ovvero tutte quelle frasi fatte che veicolano stereotipi sul Natale – retorica che ormai entra nel vivo sempre più in anticipo senza una ragione apparente se non quella di apparire – esige di festeggiare nel modo che tutti si aspettano che festeggiamo. Noi che abbiamo imparato da Ingeborg Bachmann a dubitare delle frasi fatte, le rifuggiamo come la peste.  Come dimenticare inoltre il fatidico periodo delle classifiche: di vendita di qualcosa, di qualità di qualcosa, di ciò che ci è piaciuto o non piaciuto, di quanto fatto, eccetera eccetera. Dobbiamo persino condividerlo; in caso contrario sembriamo o meglio, secondo le regole della visibilità, siamo appunto invisibili e irrilevanti.  Le classifiche classificano, creano classi,  raggruppano, ma separano dal resto. D'altronde sta nell'etimologia della parola. È il momento anche della politica che deve fare i conti innanzitutto con se stessa e con le voci di bilancio; ma si sa, i conti non tornano mai...

Il falso specchio

L'uomo che non conosciamo è seduto  di fronte a uno specchio  bordato d'argento.  L'immagine riflessa fa da sfondo a un'apparente realtà.  La gente intorno a lui si muove  e intorno vaga, alla ricerca delle illusioni.  Le forme sprofondano nella gelata atmosfera  di parole mancate, di a bbracci perduti, amori celati.  Laggiù, la sua anima persa nel vuoto,  anima di un viandante  che trema di stanchezza nelle ore più buie. Le luci della sera, ora, sono sempre più vicine.  L'uomo in noi che non conosciamo, trova nell'indefinito il suo mondo dipinto d'azzurro.  Il dolore non sarà vano forse,  o forse no, lo sarà. L'uomo che non conosciamo,  solo vede se stesso solo nella luce febbrile di un cielo luminoso, e ci osserva  beffardo. * Immagine:  René Magritte, Il falso specchio, 1928.                           

Invisibili sogni

Nessun luogo mi lega, e tutto mi lega.  Desiderio senza fine, con un fine.  Smanio per qualcosa che non so cosa sia nell'infinito accadere - Vivo di sogni sognati e vedo ciò che non sento Hanno chiuso le porte ma non ho chiavi, mi hanno vietato i banchetti. Hanno scoperchiato i tombini.  Nella via ritrovata non c'è il numero.  Mi sono svegliata nella stessa vita in cui mi ero addormentata e non l'ho più riconosciuta I miei sogni si sono sentiti falsi per essere stati sognati. La vita desiderata mi raggela - persino la vita. Comprendo a intervalli sconnessi; penso nella mente e scrivo.  Il vento mi scaraventa su una spiaggia sconosciuta Non so quale destino o quale futuro spetti alla mia incertezza senza direzione;  Invisibile sogno.  È nel profondo del mio spirito, dove sogno ciò che ho sognato, nei campi estremi dell'anima in cui rammento senza una causa, nelle strade lontane dove ho ipotizzato di essere, fuggono ormai smantellati gli ultimi rimasugli...