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Visualizzazione dei post con l'etichetta Scrittura

Leggo tra le pagine dei miei diari adolescenziali – semplici quaderni di scuola dalle copertine vivaci dove in alcuni aggiungevo sopra a penna la parola “diario”, a scanso di equivoci – e noto cancellazioni e riscritture di intere frasi o correzioni anche solo di banali errori ortografici e/o grammaticali. Questo mi ha indotta a pensare, a pormi domande. Perché se è vero, com'è vero, che non avevo la benché minima intenzione di far leggere le suddette pagine a chicchessia e difatti non le ha mai lette nessuno, perché diamine prendermi la briga di migliorare il testo? Forse aveva ragione chi sosteneva che la scrittura solo per sé non esiste. O lo sto affermando io adesso perché mi fa comodo pensarlo. Forse, dico ora, c'era la segreta e oscura speranza che almeno una persona al mondo mi capisse. Che almeno una persona al mondo si accorgesse di me. O che leggendo trovasse qualcosa di decente, e pure su questo ci sarebbe molto da dire. Decente per chi? E perché? Solo per me? E perc...

A lezione da Vladimir Nabokov

  Da quest'anno anche nella versione elettronica, è ormai un classico della saggistica letteraria:  Lezioni di Letteratura di Vladimir Nabokov. Una raccolta organica degli appunti e dei numerosi fascicoli preparatori delle lezioni in classe da lui tenute in America, dove arrivò nel 1940, ovvero il periodo in cui pensava di scrivere quello che poi diverrà il suo capolavoro, Lolita , completato nel 1953. Grazie alla moglie Véra e al figlio Dmitri è stato possibile concludere un lavoro, per così dire di assemblaggio, che ha portato a questo corposo libro e Fredson Bower, nella prefazione, specifica di non aspettarsi di trovare il lessico o la sintassi che il celebre scrittore russo avrebbe usato sapendo di farne un libro. Non è stato riscritto tutto alla lettera, sarebbe stato impossibile farlo, spiega.  Nabokov approdò prima alla Stanford University e al Wellesley College; poi alla Cornell University a Ithaca dove fu nominato Associate Professor di letteratura slava e dove...

Pensare da scrittori prima di esserlo. “La scrittura non si insegna”, di Vanni Santoni

Forse non si può insegnare a scrivere, ma si può insegnare a pensare da scrittori e per farlo ci sono una serie di abitudini che è necessario acquisire. La prima è la più banale, eppure in quanto banale ha un fondamento pratico: leggere tanto, e ancora leggere, prendere appunti, ricopiare. Parla di questo e di altro un breve saggio del 2020, ancora più attuale data la varietà di pubblicazioni a cui assistiamo ogni giorno, di Vanni Santoni, scrittore e docente alla Scuola del libro.   Il   titolo è alquanto perentorio: La scrittura  non si insegna, ( Minimum Fax, Collana Filigrana)  ed è nato dall'esperienza di av er avuto troppi  allievi che volevano scrivere senza aver letto abbastanza. Perché allora, si domanda e domanda Santoni, voler scrivere se non si è letti almeno Alla ricerca del tempo perduto di Proust e l 'Ulisse di Joyce? Un interrogativo provocatorio ma neanche tanto se ci si pensa bene, semmai è pertinente. Tenendo conto che quanto abbiamo di fro...

Giorgio Manganelli e la scrittura come esercizio di libertà

Quando la morte lo coglie all'improvviso nel 1990, Giorgio Manganelli aveva pronto un dattiloscritto (non l'unico, tra l'altro) composto da saggi e interventi pubblicati fra il 1966 e quello stesso anno su diversi quotidiani e riviste, riguardanti i temi del leggere, dello scrivere e del recensire libri. Un corpus omogeneo, pensato e organicamente strutturato dallo scrittore: una vera e propria ‘raccolta d’autore’ poi divenuto un libro edito da Adelphi nel 1994.  All'inizio il titolo doveva essere  Frantumaxione di parole per decisione di chi si occupava di trascrivere il materiale, Ebe Flamini. Quando il testo è stato seguito per la stampa si è preferito, come spiega la curatrice Paola Italia,  Il rumore sottile della prosa ,  titolo di uno degli articoli presenti, perché rendeva meglio cosa intendesse Manganelli per letteratura: lo spessore della pagina, l'intensità della scrittura. Qualità che hanno contraddistinto l'intera sua opera.  Le parole non sol...

Invisibili sogni

Nessun luogo mi lega, e tutto mi lega.  Desiderio senza fine, con un fine.  Smanio per qualcosa che non so cosa sia nell'infinito accadere - Vivo di sogni sognati e vedo ciò che non sento Hanno chiuso le porte ma non ho chiavi, mi hanno vietato i banchetti. Hanno scoperchiato i tombini.  Nella via ritrovata non c'è il numero.  Mi sono svegliata nella stessa vita in cui mi ero addormentata e non l'ho più riconosciuta I miei sogni si sono sentiti falsi per essere stati sognati. La vita desiderata mi raggela - persino la vita. Comprendo a intervalli sconnessi; penso nella mente e scrivo.  Il vento mi scaraventa su una spiaggia sconosciuta Non so quale destino o quale futuro spetti alla mia incertezza senza direzione;  Invisibile sogno.  È nel profondo del mio spirito, dove sogno ciò che ho sognato, nei campi estremi dell'anima in cui rammento senza una causa, nelle strade lontane dove ho ipotizzato di essere, fuggono ormai smantellati gli ultimi rimasugli...

Flannery O'Connor e l'arte di scrivere

Brano tratto da Un ragionevole uso dell'irragionevole. Saggi sulla scrittura e lettere sulla creatività , Minimum Fax, 2019, capitolo "Natura e scopo della narrativa": San Tommaso chiamava l’arte «ragione in atto». È una definizione molto fredda e molto bella, e se oggigiorno è impopolare, è perché la ragione ha perso terreno fra noi. Come la grazia e la natura sono state separate, così è stato per l’immaginazione e la ragione, e questo significa sempre la fine dell’arte. L’artista usa la propria ragione per trovarne una corrispondente in tutto quel che vede. Per lui, essere ragionevole è trovare, nell’oggetto, nella situazione, nella sequenza, lo spirito che li rende tali. Non è cosa facile, né semplice. È un’invasione dell’eterno, e viene fatta solo con la violenza di un rispetto assoluto per la verità. Ne deriva che non esiste una tecnica da scoprire e applicare che renda possibile scrivere. Se frequentate una scuola dove si tengono corsi di scrittura, dovrebbero inseg...

La scrittura come un coltello, di Annie Ernaux (su Solo Libri)

La scrittura come un coltello , di Annie Ernaux (L'Orma, 2024) vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura nel 2022. Ne parlo su SoloLibri. net: Link all'articolo  La scrittura come un coltello Annie Ernaux (fonte, Getty images)  

Leggere per scrivere

Anche quest'anno il mio leggere è stato in prevalenza per scrivere. Ovvero, non per farmi trascinare esclusivamente dalla storia, bensì per ragionare su stile, trama, punti di vista, punteggiature e quali punteggiature e quante, quanti avverbi, quanti aggettivi, poetica dell'autore o autrice (parlo dei grandi del passato, più o meno recente) cosa vuole dirmi, perché vuole dirmelo, che libri leggeva, a chi si ispirava, in che periodo viveva, che studi ha compiuto, che lavoro ha svolto, che vita ha condotto, chi erano i genitori, fortuna o sfortuna nei sentimenti, problemi di salute, eccetera, eccetera. Non per un giudizio morale o etico, o peggio, moralistico,  ma proprio e solamente per conoscere, capire da dove (più che dove, direi quando e perché, da dove è il giusto mistero dell'arte. Il come, forse il più importante di tutti) quella determinata creazione artistica è venuta, e imparare. Conscia che i grandi del passato, più o meno recente, stanno lì a guardare e a guarda...

Cortázar sui colleghi scrittori

Julio Cortázar (foto gettyimagines)  Siamo sull'orlo della catastrofe, delle bombe atomiche, e il libro mi sembra solo una delle armi (estetica o politica o entrambe, ciascuno deve poter fare quel che vuole, basta che lo faccia bene) che ancora può difenderci dall'autogenocidio universale. Mi fa ridere che un romanziere si faccia venire l'ulcera perché il suo libro non è abbastanza famoso e si metta a organizzare «eventi» di autopromozione per non farsi dimenticare da editori e critici. Di fronte a quel che ci fanno vedere le prime pagine dei giornali ogni giorno, non sembrano ridicoli questi spasmodici attacchi d'ansia? Uno scrittore vero è quello che tende l'arco al massimo mentre scrive, e poi lo appende a un chiodo e se ne va a bere vino con gli amici. La freccia sarà già partita e raggiungerà o non raggiungerà il bersaglio, solo gli imbecilli pretenderanno di modificarne la traiettoria, o correrle dietro per aiutarla con opportune spinte mirate all'immortal...

La critica come genere letterario e Giuseppe Pontiggia (su Solibri)

Su Solo libri ho parlato della critica come genere letterario e di una selezione di pareri editoriali di Giuseppe Pontiggia, riunita col titolo  Un libro che divorerei , a cura di Daniela Marcheschi. Link all'articolo:  Un libro che divorerei                         Giuseppe Pontiggia

Dentro la scrittura di Stephen King

                                "On writing", sottotitolo "Autobiografia di un mestiere", di Stephen King, pubblicato in America per la prima volta nel 2000 e l'anno successivo in Italia, con Sperling & Kupfer, tradotto da Tullio Dobner, non avrebbe bisogno di presentazioni talmente è noto o di ulteriori recensioni talmente ne sono state fatte. Eppure, se ne parla ancora. Perché certi libri rimangono, mentre altri si dimenticano. Chi pratica la scrittura, a qualunque titolo, dovrebbe leggerlo e ri-leggerlo.  Non si tratta di un vero e proprio manuale di scrittura creativa, ma può essere usato come tale. È, piuttosto, la vita di chi si è avvicinato alla lettura e alla scrittura per alleviare i dolori della vita stessa. O meglio, come dice l'autore, “per rendere l'esistenza un posto più piacevole”. Le sofferenze, fisiche e morali, e le gioie raccontate a cuore aperto ai lettori, senza perdere un istan...