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Visualizzazione dei post con l'etichetta Arte

Il manifesto di Duchamp contro il conformismo

  (Ripropongo questo articolo pubblicato su Gli Stati Generali ).  Prima o poi capita a tutti di trovarsi in un importante museo o galleria di qualche città e farsi largo tra la folla per riuscire a vedere un'opera famosa, mentre le altre che gli stanno intorno, se si fa caso, vengono ignorate dai più.  Marcel Duchamp (Blainville-Crevon, 1887 – Neuilly-sur-Seine, 1968) pittore e scultore francese naturalizzato americano, è considerato dalla critica uno degli artisti più influenti del XX secolo. Precursore dell’arte concettuale, faceva utilizzo di oggetti di uso comune scelti con cura – una fontana, una ruota di bicicletta, tra i più noti – che venivano decontestualizzati dandogli un’altra dimensione estetica, detti ready made, “oggetti già fatti”. A volte i ready made consistevano in reinterpretazioni di grandi capolavori del passato. Quella che fece nel 1919 della Gioconda di Leonardo da Vinci rientra fra i suoi lavori più celebri. Vi applicò dei baffi sul labbro superio...

Una mostra su Munch all'Hamburger Kunsthalle

Ho visto una straordinaria collezione di dipinti, disegni e fotografie di Edvard Munch, e non a Oslo, sua città di origine, bensì in Germania, ad Amburgo esattamente, e più esattamente ancora all'Hamburger Kunsthalle, dov'è esposto un quadro molto famoso:  Il viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich.  Gli scambi fra musei sono sempre affascinanti e imprevedibili. Gli inverni della vita erano le tematiche “necessarie” – necessarie per vivere, aggiungo – dell'artista norvegese. La solitudine, l'angoscia e la morte, infatti, sono rappresentate in ogni circostanza e anche nell'auto rappresentarsi c'è un senso di silenzio e smarrimento.  Qui sotto, e in quello sopra, una mia selezione di scatti che rendono il concetto. Non metto descrizioni o altre spiegazioni. Come diceva Moravia: un quadro bisogna guardarlo. Alcune fra queste opere sono comunque note al grande pubblico, altre, invece, meno: ...

La spiritualità nelle tele di Rothko

La contemplazione, la spiritualità, il misticismo senza essere mistici. Mark Rothko, americano di origini lettoni e la sua arte. Egli sembra dirci, con le sue vaste tele, che si può accogliere l'immensità nel caos. Elevarsi al cielo, in  quanto l'assoluto non è lontano dall'esistenza, ma vi si trova dentro, in modo da apprezzare ciò che abbiamo (e perché no, anche ciò che non abbiamo). È nel rumore di fondo che possiamo fare la differenza. È dal disordine di parole che riusciamo ad ascoltare i silenzi , mantenendo saldi i nostri principi e vivere la vita degnamente, per quanto ci è possibile.  Colore, luce e anima sono  i fili portanti della suo immaginario visivo; fili che ci legano l'un l'altro alla ricerca dell'essenzialità delle cose. Non amava le classificazioni, i gruppi di appartenenza, Rothko, e ha creato infatti un percorso da autodidatta.  Non viviamo di certo nell'epoca della sobrietà, ce ne rendiamo conto ogni giorno anche solo scorr...

Sopravvivere alla retorica (natalizia)

La retorica natalizia, ovvero tutte quelle frasi fatte che veicolano stereotipi sul Natale – retorica che ormai entra nel vivo sempre più in anticipo senza una ragione apparente se non quella di apparire – esige di festeggiare nel modo che tutti si aspettano che festeggiamo. Noi che abbiamo imparato da Ingeborg Bachmann a dubitare delle frasi fatte, le rifuggiamo come la peste.  Come dimenticare inoltre il fatidico periodo delle classifiche: di vendita di qualcosa, di qualità di qualcosa, di ciò che ci è piaciuto o non piaciuto, di quanto fatto, eccetera eccetera. Dobbiamo persino condividerlo; in caso contrario sembriamo o meglio, secondo le regole della visibilità, siamo appunto invisibili e irrilevanti.  Le classifiche classificano, creano classi,  raggruppano, ma separano dal resto. D'altronde sta nell'etimologia della parola. È il momento anche della politica che deve fare i conti innanzitutto con se stessa e con le voci di bilancio; ma si sa, i conti non tornano mai...

Francesco Ciusa, un artista dimenticato (su Gli Stati Generali)

Scultore che giovanissimo ebbe un grande successo alla Biennale di Venezia del 1907, poi relegato ai confini della sua regione, la Sardegna. Una mostra a Nuoro intende riportare l'attenzione venuta meno. Ne ho scritto su Gli Stati Generali , link all'articolo  francesco-ciusa-artista-dimenticato /      

Il falso specchio

L'uomo che non conosciamo è seduto  di fronte a uno specchio  bordato d'argento.  L'immagine riflessa fa da sfondo a un'apparente realtà.  La gente intorno a lui si muove  e intorno vaga, alla ricerca delle illusioni.  Le forme sprofondano nella gelata atmosfera  di parole mancate, di a bbracci perduti, amori celati.  Laggiù, la sua anima persa nel vuoto,  anima di un viandante  che trema di stanchezza nelle ore più buie. Le luci della sera, ora, sono sempre più vicine.  L'uomo in noi che non conosciamo, trova nell'indefinito il suo mondo dipinto d'azzurro.  Il dolore non sarà vano forse,  o forse no, lo sarà. L'uomo che non conosciamo,  solo vede se stesso solo nella luce febbrile di un cielo luminoso, e ci osserva  beffardo. * Immagine:  René Magritte, Il falso specchio, 1928.                           

Invisibili sogni

Nessun luogo mi lega, e tutto mi lega.  Desiderio senza fine, con un fine.  Smanio per qualcosa che non so cosa sia nell'infinito accadere - Vivo di sogni sognati e vedo ciò che non sento Hanno chiuso le porte ma non ho chiavi, mi hanno vietato i banchetti. Hanno scoperchiato i tombini.  Nella via ritrovata non c'è il numero.  Mi sono svegliata nella stessa vita in cui mi ero addormentata e non l'ho più riconosciuta I miei sogni si sono sentiti falsi per essere stati sognati. La vita desiderata mi raggela - persino la vita. Comprendo a intervalli sconnessi; penso nella mente e scrivo.  Il vento mi scaraventa su una spiaggia sconosciuta Non so quale destino o quale futuro spetti alla mia incertezza senza direzione;  Invisibile sogno.  È nel profondo del mio spirito, dove sogno ciò che ho sognato, nei campi estremi dell'anima in cui rammento senza una causa, nelle strade lontane dove ho ipotizzato di essere, fuggono ormai smantellati gli ultimi rimasugli...

Scrivere poesie dopo l'indicibile. Paul Celan e Theodor W. Adorno nel saggio di Paola Gnani

Il saggio Scrivere poesie dopo Auschwitz (Giuntina, 2010) della germanista Paola Gnani ricostruisce ed esamina nel dettaglio il complesso legame intellettuale fra due grandi personalità del Novecento. La questione, interessante, nacque da una frase diventata celebre del filosofo tedesco di padre ebreo e madre cattolica Theodor W. Adorno (il cognome è quello materno, l'altro è solo abbreviato) che dichiarò nel testo Critica della cultura e della società del 1949: «Scrivere una poesia dopo Auschwitz è barbaro e ciò avvelena la stessa consapevolezza del perché è diventato impossibile scrivere oggi poesie». Il ragionamento era piuttosto articolato, ma quando c'è un nucleo difficile da ridurre si semplifica in un concetto e infatti così accadde, come succede anche adesso quando si estrapola da un discorso. Intendeva porre il problema della possibilità di una forma di pensiero e del bello che produce, come fa la poesia, dopo gli orrori dell'Olocausto.  Invece un poeta, Paul Cel...

Against all odds - Contro ogni previsione

Meglio non fare previsioni, si potrebbe sbagliare. Oppure no. Nonostante tutto, qualcosa si avvera. A dispetto della storia, delle circostanze, del destino che non lascia molte vie d'uscita.  Una mostra temporanea che ho avuto modo di visitare, aperta fino all’8 dicembre 2024, porta il titolo di  Against All Odds, Historical Women and New Algorithim . Ovvero:  Contro ogni previsione – Donne storiche e nuovi algoritmi.  Non era previsto che la vedessi, proprio perché temporanea.  Anche questo è andato contro ogni previsione. Tuttavia, era prevista la mia visita nella città e nel museo che la ospita: Copenaghen e il museo è l’Smk, acronimo di Statens Museum for Kunst, la Galleria d’arte più importante della Danimarca, con un’ampia rassegna di arte danese e nordica, europea e internazionale.  Oggetto della riflessione, far conoscere ventiquattro artiste, tutte donne, provenienti dall’area del Nord Europa che, contro ogni previsione, ebbero successo negli anni ...

Sulle tracce di Montaigne

Ho approfittato del mio recente viaggio a Bordeaux per andare sulle tracce del grande filosofo Michel de Montaigne, che in questa città francese nacque il 28 febbraio 1533. Conosciuto anche come raffinato aforista, il suo pensiero e la sua saggezza sono di grande attualità per ri-scoprire un nuovo umanesimo: la tolleranza verso le nostre fragili illusioni e debolezze per sopportare i dispiaceri della vita, rifiutare ogni tipo di crudeltà e sopraffazione, e accettare l'esistenza per raggiungere la felicità terrena. Il suo approccio era di stampo razionalista. Solo la ragione può cogliere la realtà e descriverla. L'uomo chiamato a riscoprire se stesso deve porsi continuamente domande. Non ci sono verità ultime per lui. L'opera principale, che lo ha impegnato per tutta la vita, è costituita dai Saggi, Les Essais in francese. Il termine vuol dire sperimentazioni, ricerche, esperienze, in linea dunque col suo filosofare. Nella prefazione scrive: "Sono io stesso la materia d...

L'inverno per Monet

Un paesaggio solitario, un villaggio umile e un calesse che percorre la strada innevata. Il bianco padroneggia e le persone stanno al centro dell'immagine, ma sullo sfondo. Un dipinto semplice solo all'apparenza ma di grande impatto visivo con l'utilizzo di toni sia caldi che freddi. Claude Monet, Il calesse. Strada coperta di neve a Honfleur, 1867 circa, olio su tela, 65 x 92,5 cm. Parigi, museé d’Orsay

"Teschio con sigaretta accesa", Vincent Van Gogh

Teschio con sigaretta accesa è una delle prime opere di Van Gogh, realizzata negli anni 1885-86. Sicuramente la più macabra ma anche la più ironica. Si ritiene che il pittore olandese abbia utilizzato come “modello” uno scheletro dell’aula di anatomia della scuola di belle arti che frequentava.  Le interpretazioni sul dipinto però sono state le più disparate. Chi ha visto semplicemente una sfida verso le pratiche accademiche, chi invece una preoccupazione per le fragili condizioni di salute in cui versava già da giovane Van Gogh oppure ancora una sfida sarcastica rivolta alla morte. La propria, in particolare. Il dipinto è conservato al Van Gogh Museum di Amsterdam. 

L'autunno nell'arte

Per il pittore danese Hans Andersen Brendekilde l'autunno è un sentiero silenzioso, fatto di attesa e contemplazione. I colori sono piuttosto vividi con il contrasto del nero per le persone presenti: la donna in primo piano e due uomini sullo sfondo. ( Un sentiero alberato in autunno, 1902).

L'autunno nell'arte

  L'autunno è forse fra le quattro stagioni quella più rappresentata dagli artisti delle varie epoche e movimenti. Ciascuno a proprio modo ha espresso questo periodo dell'anno che si contraddistingue per il cambiamento rispetto all'estate che lo precede e per i tipici colori caldi e aranciati. Autunno metafora di ricerca e introspezione. Per John Atkinson Grimshaw (1836 – 1893) l'autunno è un pensiero a se stessi e al mondo. ("Rimpianti d’autunno", 1882)