Passa ai contenuti principali

Sulle tracce di Montaigne

Ho approfittato del mio recente viaggio a Bordeaux per andare sulle tracce del grande filosofo Michel de Montaigne, che in questa città francese nacque il 28 febbraio 1533.
Conosciuto anche come raffinato aforista, il suo pensiero e la sua saggezza sono di grande attualità per ri-scoprire un nuovo umanesimo: la tolleranza verso le nostre fragili illusioni e debolezze per sopportare i dispiaceri della vita, rifiutare ogni tipo di crudeltà e sopraffazione, e accettare l'esistenza per raggiungere la felicità terrena. Il suo approccio era di stampo razionalista. Solo la ragione può cogliere la realtà e descriverla. L'uomo chiamato a riscoprire se stesso deve porsi continuamente domande. Non ci sono verità ultime per lui.

L'opera principale, che lo ha impegnato per tutta la vita, è costituita dai Saggi, Les Essais in francese. Il termine vuol dire sperimentazioni, ricerche, esperienze, in linea dunque col suo filosofare. Nella prefazione scrive: "Sono io stesso la materia del mio libro". Pubblicata in tre edizioni tra il 1580 e il 1588, analizza la condizione umana nella sua quotidianità. Nel 1580, durante un viaggio in Italia subisce l’azione della censura da parte della Corte pontificia. I Saggi, infatti, vengono accusati di promuovere l’ateismo, di essere licenziosi ed empi. Eliminati alcuni passaggi controversi e ripubblicati, vengono poi messi all'indice e proibiti definitivamente.

Tra il 1580 e il 1581, Montaigne è tra Francia, Germania, Svizzera e appunto l'Italia. Tiene un diario di questa lunga esperienza che viene però pubblicato solamente due secoli dopo. Il viaggio di Montaigne si interrompe a seguito della sua nomina a sindaco di Bordeaux. Dopo la scadenza del mandato e a causa di un’epidemia di peste, deve allontanarsi dalla città e va a vivere nel suo castello di Saint-Michel-de-Montaigne dove lavora a una ennesima versione dei Saggi. Muore nel medesimo castello il 13 settembre 1592.

Una copia dell'opera è conservata al Museo dell'Aquitania di Bordeaux.


Nella "Grands Hommes", zona signorile della città, con numerosi ristoranti e negozi di lusso, c'è la via a lui intitolata, insieme ad altri grandi personaggi della storia e dell'illuminismo francese. 

La statua invece si trova in Place des Quinconces, non distante dal monumento ai Girondini e dove si trova anche la statua di Montesquieu.


Elegante e quasi indolente, Bordeaux, multietnica e moderna, ricca di palazzi neoclassici e chiese gotiche, è la più protetta al mondo dall'Unesco. Chissà cosa direbbe di lei, oggi, e dei tempi contemporanei, Montaigne. Mentre io, sempre oggi e in queste poche righe, parlo di lui. 






Post popolari in questo blog

La critica di Ennio Flaiano per riflettere su noi stessi e sul mondo: “Chiuso per noia”

Il cinema, un fenomeno culturale analizzato con lucida e beffarda ironia da Ennio Flaiano  in un prezioso volumetto: Chiuso per noia , a cura di Anna Longoni (Adelphi, 2025). Vi troviamo una nutrita selezione  di recensioni da lui pubblicate su giornali e riviste nel periodo compreso fra il 1939 e il 1970.   Scrittore, giornalista, umorista pescarese, nato nel 1910 e morto a Roma nel 1972, Flaiano è stato il primo vincitore del premio Strega con  Tempo di uccidere.  Scrisse a lungo di cinema prima di lavorare come sceneggiatore, tra cui spicca la collaborazione con Fellini per  La dolce vita e 8½ La “noia” è molto più di un titolo: non è riferita solo a un giudizio come conseguenza della visione di un film, bensì uno stato d'animo, sia suo che del pubblico al quale si mette idealmente a fianco. Nelle sue parole non c'è “io”, quanto un “noi” e nemmeno accenni di superiorità. Dice infatti: “il pubblico non esiste, o meglio, siamo noi. Tutti credon...

Sopravvivere alla retorica (natalizia)

La retorica natalizia, ovvero tutte quelle frasi fatte che veicolano stereotipi sul Natale – retorica che ormai entra nel vivo sempre più in anticipo senza una ragione apparente se non quella di apparire – esige di festeggiare nel modo che tutti si aspettano che festeggiamo. Noi che abbiamo imparato da Ingeborg Bachmann a dubitare delle frasi fatte, le rifuggiamo come la peste.  Come dimenticare inoltre il fatidico periodo delle classifiche: di vendita di qualcosa, di qualità di qualcosa, di ciò che ci è piaciuto o non piaciuto, di quanto fatto, eccetera eccetera. Dobbiamo persino condividerlo; in caso contrario sembriamo o meglio, secondo le regole della visibilità, siamo appunto invisibili e irrilevanti.  Le classifiche classificano, creano classi,  raggruppano, ma separano dal resto. D'altronde sta nell'etimologia della parola. È il momento anche della politica che deve fare i conti innanzitutto con se stessa e con le voci di bilancio; ma si sa, i conti non tornano mai...

Come nascono i diritti civili e delle donne

  La “questione femminile” emerse in Europa durante il XVII e il XVIII secolo soprattutto sul tema dell’educazione, sebbene i diritti delle donne non fossero stati al centro di un’intensa discussione negli anni antecedenti le Rivoluzioni americana e francese. Diversamente da quanto avvenne per i protestanti, gli ebrei o persino gli schiavi, la condizione delle donne, infatti, non era stata argomento di approfondimento nelle discussioni pubbliche. I diritti per le donne figuravano a un livello inferiore della scala della “concepibilità” rispetto a quelli di altri gruppi. Questo disinteresse può essere dovuto al fatto che le donne non erano nemmeno considerate una minoranza, meno che mai perseguitata. Nonostante queste distinzioni fra categorie, i tempi si fecero maturi per tentare di superarle. Infatti nel 1791, ad opera della francese  Olympe de Gouges  (1748-1793) pseudonimo di Marie Gouze e nell'anno successivo ad opera dell’inglese  Mary Wollstonecraft  ...