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La spiritualità nelle tele di Rothko

La contemplazione, la spiritualità, il misticismo senza essere mistici. Mark Rothko, americano di origini lettoni e la sua arte. Egli sembra dirci, con le sue vaste tele, che si può accogliere l'immensità nel caos. Elevarsi al cielo, in  quanto l'assoluto non è lontano dall'esistenza, ma vi si trova dentro, in modo da apprezzare ciò che abbiamo (e perché no, anche ciò che non abbiamo). È nel rumore di fondo che possiamo fare la differenza. È dal disordine di parole che riusciamo ad ascoltare i silenzi , mantenendo saldi i nostri principi e vivere la vita degnamente, per quanto ci è possibile.  Colore, luce e anima sono  i fili portanti della suo immaginario visivo; fili che ci legano l'un l'altro alla ricerca dell'essenzialità delle cose. Non amava le classificazioni, i gruppi di appartenenza, Rothko, e ha creato infatti un percorso da autodidatta.  Non viviamo di certo nell'epoca della sobrietà, ce ne rendiamo conto ogni giorno anche solo scorr...

Come nascono i diritti civili e delle donne

  La “questione femminile” emerse in Europa durante il XVII e il XVIII secolo soprattutto sul tema dell’educazione, sebbene i diritti delle donne non fossero stati al centro di un’intensa discussione negli anni antecedenti le Rivoluzioni americana e francese. Diversamente da quanto avvenne per i protestanti, gli ebrei o persino gli schiavi, la condizione delle donne, infatti, non era stata argomento di approfondimento nelle discussioni pubbliche. I diritti per le donne figuravano a un livello inferiore della scala della “concepibilità” rispetto a quelli di altri gruppi. Questo disinteresse può essere dovuto al fatto che le donne non erano nemmeno considerate una minoranza, meno che mai perseguitata. Nonostante queste distinzioni fra categorie, i tempi si fecero maturi per tentare di superarle. Infatti nel 1791, ad opera della francese  Olympe de Gouges  (1748-1793) pseudonimo di Marie Gouze e nell'anno successivo ad opera dell’inglese  Mary Wollstonecraft  ...

La critica di Ennio Flaiano per riflettere su noi stessi e sul mondo: “Chiuso per noia”

Il cinema, un fenomeno culturale analizzato con lucida e beffarda ironia da Ennio Flaiano  in un prezioso volumetto: Chiuso per noia , a cura di Anna Longoni (Adelphi, 2025). Vi troviamo una nutrita selezione  di recensioni da lui pubblicate su giornali e riviste nel periodo compreso fra il 1939 e il 1970.   Scrittore, giornalista, umorista pescarese, nato nel 1910 e morto a Roma nel 1972, Flaiano è stato il primo vincitore del premio Strega con  Tempo di uccidere.  Scrisse a lungo di cinema prima di lavorare come sceneggiatore, tra cui spicca la collaborazione con Fellini per  La dolce vita e 8½ La “noia” è molto più di un titolo: non è riferita solo a un giudizio come conseguenza della visione di un film, bensì uno stato d'animo, sia suo che del pubblico al quale si mette idealmente a fianco. Nelle sue parole non c'è “io”, quanto un “noi” e nemmeno accenni di superiorità. Dice infatti: “il pubblico non esiste, o meglio, siamo noi. Tutti credon...

Il lavoro, fondamento della società?

Nella nostra cultura il lavoro è portatore di identità: ovvero, siamo la nostra stessa professione. Non solo spesso ci identifichiamo, ma veniamo identificati dagli altri. Non diciamo, per esempio, “faccio l'operaio” ma “sono operaio” o “sono insegnante”, e così via. Con il “ruolo” veniamo riconosciuti e accettati, anche sui social. I rider, pensavo, prototipi dei lavoratori-schiavi del terzo millennio: “Sono un rider”, dirà un rider, e se il lavoro non ce lo hai per niente, soprattutto se vivi in zone dove il tasso di disoccupazione è basso e dunque c'è benessere presunto, qualcosa di strano in te c'è, e vieni visto con diffidenza. Non hai perso semplicemente il lavoro, ma sei , verbo essere, “semplicemente” un disoccupato. Come se fosse semplice fare il disoccupato.  La Costituzione italiana inizia così: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Più di così.                          ...

Come prendiamo le nostre decisioni? Sulla serie tv Pluribus

Pluribus,  ovvero “uno tra i molti”, è il titolo in latino di una serie tv  diretta da Vince Gilligan, lo stesso regista di  Breaking Bad, uscita a novembre nella piattaforma Apple.  Si tratta di una storia post-apocalittica, distopica, con protagonista una scorbutica autrice di romanzi, Carol (interpretata da Rhea Seehorn) che mal sopporta il proprio pubblico. Un giorno – siamo ad  Albuquerque,  New Mexico – si ritrova l'unica, oltre a dodici persone sparse nel pianeta, a non aver contratto un misterioso virus fuoriuscito da un laboratorio. Numerosi gli abitanti che muoiono, tra cui la sua compagna con la quale divideva vita e lavoro. Chi si salva agisce governato da una mente globale che li trasforma in individui servizievoli e felici. Più automi che esseri umani. Carol è terrorizzata, e soprattutto reagisce, non accetta il nuovo stato di cose e tenta di salvare il mondo dall'armonia.  Una narrazione strabordante per metterci di fronte a noi stessi c...

Sopravvivere alla retorica (natalizia)

La retorica natalizia, ovvero tutte quelle frasi fatte che veicolano stereotipi sul Natale – retorica che ormai entra nel vivo sempre più in anticipo senza una ragione apparente se non quella di apparire – esige di festeggiare nel modo che tutti si aspettano che festeggiamo. Noi che abbiamo imparato da Ingeborg Bachmann a dubitare delle frasi fatte, le rifuggiamo come la peste.  Come dimenticare inoltre il fatidico periodo delle classifiche: di vendita di qualcosa, di qualità di qualcosa, di ciò che ci è piaciuto o non piaciuto, di quanto fatto, eccetera eccetera. Dobbiamo persino condividerlo; in caso contrario sembriamo o meglio, secondo le regole della visibilità, siamo appunto invisibili e irrilevanti.  Le classifiche classificano, creano classi,  raggruppano, ma separano dal resto. D'altronde sta nell'etimologia della parola. È il momento anche della politica che deve fare i conti innanzitutto con se stessa e con le voci di bilancio; ma si sa, i conti non tornano mai...

Il mito dell'autorealizzazione nel saggio di Raffaele Alberto Ventura, “La conquista dell'infelicità”

La cultura è una salvezza e al contempo una condanna: lo afferma Raffaele Alberto Ventura nel suo nuovo saggio edito da Einaudi. Il titolo è La conquista dell'infelicità. Come siamo diventati classe disagiata . L 'autore, che ha già affrontato in passato tematiche simili, è nato negli anni Ottanta mentre io nei Settanta, ma poco importa. Siamo entrambi figli di una ideologia borghese secondo la quale basta crederci ai sogni affinché si avverino, soprattutto quando sei iperqualificato. Peccato che non sia così, almeno non necessariamente. Dire questo  non significa negare valore all'impegno o allo studio o non avere ambizioni, bensì tenere i piedi ben piantati a terra e non fingere che l'autorealizzazione sia il rimedio per i mali contemporanei. Secondo alcuni questa è, con molta probabilità, una concezione troppo pessimistica, secondo altri vittimistica, dipende, credo, dalla visione del mondo e dalle esperienze. Anche la filosofia e la letteratura, delle quali troviamo...

Francesco Ciusa, un artista dimenticato (su Gli Stati Generali)

Scultore che giovanissimo ebbe un grande successo alla Biennale di Venezia del 1907, poi relegato ai confini della sua regione, la Sardegna. Una mostra a Nuoro intende riportare l'attenzione venuta meno. Ne ho scritto su Gli Stati Generali , link all'articolo  francesco-ciusa-artista-dimenticato /      

Il rischio di una società tecnologica per Jacques Ellul (su SoloLibri)

Nella metà del Novecento il sociologo francese Jacques Ellul aveva già previsto il nostro attuale legame con la tecnologia, attraverso il saggio La società tecnologica. Il rischio del secolo , riproposto ora in una nuova edizione.  Ne scrivo su SoloLibri.net Link all'articolo:  La società tecnologica. Il rischio del secolo Jacques Ellul (fonte immagine: Wikipedia)

Tra amore e lotta per il lavoro: “Era andata a finire così”, di Maddalena Vianello (su SoloLibri)

Ho scritto su SoloLibri.net del romanzo di Maddalena Vianello, Era andata a finire così (Fandango Libri, 2025). Una storia di formazione al femminile tra amore e lotta per la dignità e la salute sui luoghi di lavoro.  Link all'articolo  Era andata a finire così *** Diego Rivera, Detroit Industry South Wall Pharmaceutics , 1932-33. 

Ingeborg Bachmann

«Esisto solo quando scrivo, non sono nulla se non scrivo, sono estranea a me stessa, fuori di me se non scrivo» diceva Ingeborg Bachmann, poetessa e scrittrice austriaca nata nel 1926 e morta nel 1973 in circostanze drammatiche e mai del tutto chiarite, nella sua casa di Roma. Una frase che non venne pronunciata per fare colpo su qualcuno, non era nel suo stile, bensì detta con la consapevolezza che la scrittura non è né passatempo, né forma di egocentrismo.  Nel saggio "L'uomo deve affrontare la verità" contenuto nella raccolta di scritti intitolata A occhi aperti , a cura di Barbara Agnese, edita da Adelphi, troviamo:  «Compito dello scrittore non può essere quello di negare il dolore. Al contrario deve riconoscerlo e poi ancora restituirlo in quanto reale, in modo che noi possiamo vederlo».  Scopo della letteratura e dell'arte è quindi togliere il velo, senza paure o ipocrisie. Bachmann non scriveva per compiacere, per avere l'approvazione altrui, q...

“Il mago”, di John Fowles (su SoloLibri)

In tempi in cui è difficile distinguere il vero dal falso, ho scritto su SoloLibri.net della versione definitiva del romanzo Il mago,  di John Fowles (Safarà, 2025) conosciuto in Italia per La donna del tenente francese .  Link all'articolo  Il mago         John Fowles (fonte immagine:        amsaw.org). 

A lezione da Vladimir Nabokov

  Da quest'anno anche nella versione elettronica, è ormai un classico della saggistica letteraria:  Lezioni di Letteratura di Vladimir Nabokov. Una raccolta organica degli appunti e dei numerosi fascicoli preparatori delle lezioni in classe da lui tenute in America, dove arrivò nel 1940, ovvero il periodo in cui pensava di scrivere quello che poi diverrà il suo capolavoro, Lolita , completato nel 1953. Grazie alla moglie Véra e al figlio Dmitri è stato possibile concludere un lavoro, per così dire di assemblaggio, che ha portato a questo corposo libro e Fredson Bower, nella prefazione, specifica di non aspettarsi di trovare il lessico o la sintassi che il celebre scrittore russo avrebbe usato sapendo di farne un libro. Non è stato riscritto tutto alla lettera, sarebbe stato impossibile farlo, spiega.  Nabokov approdò prima alla Stanford University e al Wellesley College; poi alla Cornell University a Ithaca dove fu nominato Associate Professor di letteratura slava e dove...

“L'emicrania” di Antonio Alatorre (su SoloLibri)

Ho scritto su Sololibri.net dell 'Emicrania, di Antonio Alatorre (Ventanas, 2025). Non un manuale di medicina, bensì un memoir letterario di uno dei più importanti saggisti e critici messicani, tradotto per la prima volta in italiano.  Link all'articolo  L'emicrania Antonio Alatorre (fonte: porcierto.com) 

Pensare da scrittori prima di esserlo. “La scrittura non si insegna”, di Vanni Santoni

Forse non si può insegnare a scrivere, ma si può insegnare a pensare da scrittori e per farlo ci sono una serie di abitudini che è necessario acquisire. La prima è la più banale, eppure in quanto banale ha un fondamento pratico: leggere tanto, e ancora leggere, prendere appunti, ricopiare. Parla di questo e di altro un breve saggio del 2020, ancora più attuale data la varietà di pubblicazioni a cui assistiamo ogni giorno, di Vanni Santoni, scrittore e docente alla Scuola del libro.   Il   titolo è alquanto perentorio: La scrittura  non si insegna, ( Minimum Fax, Collana Filigrana)  ed è nato dall'esperienza di av er avuto troppi  allievi che volevano scrivere senza aver letto abbastanza. Perché allora, si domanda e domanda Santoni, voler scrivere se non si è letti almeno Alla ricerca del tempo perduto di Proust e l 'Ulisse di Joyce? Un interrogativo provocatorio ma neanche tanto se ci si pensa bene, semmai è pertinente. Tenendo conto che quanto abbiamo di fro...

Alla scoperta di Vali Myers: “Cara Vali”, di Chiara Centioni (su SoloLibri)

Ho scritto su Sololibri.net del romanzo Cara Vali,  (Castelvecchi, 2025) di Chiara Centioni e della scoperta di se stessa attraverso la ballerina e pittrice australiana Vali Myers, vissuto a lungo a Positano. Link all'articolo  Cara Vali, Vali Myers, 1959, in un ritratto di Norman Ikin

Il falso specchio

L'uomo che non conosciamo è seduto  di fronte a uno specchio  bordato d'argento.  L'immagine riflessa fa da sfondo a un'apparente realtà.  La gente intorno a lui si muove  e intorno vaga, alla ricerca delle illusioni.  Le forme sprofondano nella gelata atmosfera  di parole mancate, di a bbracci perduti, amori celati.  Laggiù, la sua anima persa nel vuoto,  anima di un viandante  che trema di stanchezza nelle ore più buie. Le luci della sera, ora, sono sempre più vicine.  L'uomo in noi che non conosciamo, trova nell'indefinito il suo mondo dipinto d'azzurro.  Il dolore non sarà vano forse,  o forse no, lo sarà. L'uomo che non conosciamo,  solo vede se stesso solo nella luce febbrile di un cielo luminoso, e ci osserva  beffardo. * Immagine:  René Magritte, Il falso specchio, 1928.                           

Giorgio Manganelli e la scrittura come esercizio di libertà

Quando la morte lo coglie all'improvviso nel 1990, Giorgio Manganelli aveva pronto un dattiloscritto (non l'unico, tra l'altro) composto da saggi e interventi pubblicati fra il 1966 e quello stesso anno su diversi quotidiani e riviste, riguardanti i temi del leggere, dello scrivere e del recensire libri. Un corpus omogeneo, pensato e organicamente strutturato dallo scrittore: una vera e propria ‘raccolta d’autore’ poi divenuto un libro edito da Adelphi nel 1994.  All'inizio il titolo doveva essere  Frantumaxione di parole per decisione di chi si occupava di trascrivere il materiale, Ebe Flamini. Quando il testo è stato seguito per la stampa si è preferito, come spiega la curatrice Paola Italia,  Il rumore sottile della prosa ,  titolo di uno degli articoli presenti, perché rendeva meglio cosa intendesse Manganelli per letteratura: lo spessore della pagina, l'intensità della scrittura. Qualità che hanno contraddistinto l'intera sua opera.  Le parole non sol...

Invisibili sogni

Nessun luogo mi lega, e tutto mi lega.  Desiderio senza fine, con un fine.  Smanio per qualcosa che non so cosa sia nell'infinito accadere - Vivo di sogni sognati e vedo ciò che non sento Hanno chiuso le porte ma non ho chiavi, mi hanno vietato i banchetti. Hanno scoperchiato i tombini.  Nella via ritrovata non c'è il numero.  Mi sono svegliata nella stessa vita in cui mi ero addormentata e non l'ho più riconosciuta I miei sogni si sono sentiti falsi per essere stati sognati. La vita desiderata mi raggela - persino la vita. Comprendo a intervalli sconnessi; penso nella mente e scrivo.  Il vento mi scaraventa su una spiaggia sconosciuta Non so quale destino o quale futuro spetti alla mia incertezza senza direzione;  Invisibile sogno.  È nel profondo del mio spirito, dove sogno ciò che ho sognato, nei campi estremi dell'anima in cui rammento senza una causa, nelle strade lontane dove ho ipotizzato di essere, fuggono ormai smantellati gli ultimi rimasugli...

Cioran e “Il crepuscolo dei pensieri” (sul Culturificio)

Ho scritto del filosofo-saggista Emil Cioran, a partire da Il crepuscolo dei pensieri, Adelphi, 2024. Link all'articolo pubblicato sul Culturificio:   Il crepuscolo dei pensieri Emil Cioran